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recensione di Maria Teresa
10 Novembre, 2012

Stando all’indice, inserito nelle prime pagine di questo libro, sono in esso contenuti diversi episodi, di diverso titolo.Il libro inizia narrando di un bambino, undicenne, un pò gracilino che vive in una villa alla periferia di Roma. Questo ragazzino, sta aspettando che il mezzo preposto, passi a prenderlo, per condurlo a scuolaIl ragazzino è su una sedia a rotelle, una carrozzina per disabili.Un argomento, questo, che mi sta molto a cuore e qui, già partiamo bene, nella valutazione del lavoro di questo autore.Questo racconto, più proseguo nella lettura, più mi commuove. Allora, questo ragazzino per prima cosa ha una mamma fuori dal comune, una mamma intelligente che non gli ha fatto pesare la sua disabilità, ma gliel’ha fatta accettare come una situazione normale, tant’è vero che questo ragazzino, chiama la sua carrozzina "La mia quattroruote" ed è bello che un disabile sappia usare, così intelligentemente la sua ironia.Mi piace. Inoltre, si legge che questo ragazzino vuole essere accettato per quello che è, senza falsi pietismi. E qui emerge la dignità dei diversamente abili (che siamo tutti noi, se ci pensiamo bene, se abbiamo il coraggio di farci un esame di coscienza, invece di guardare questa PERSONE come se fossero mostri), la dignità dei disabili o portatori di handicap. Anch’io con mio figlio, mi sono comportata così, trattandolo normalmente, anche se non parla più, per l’aggravarsi della sua patologia, capisce bene tutto, se ride alle mie battute, vuol dire che capisce. Ecco, come bisogna trattare i disabili, come vorremmo essere trattati noi. Questo primo racconto mi piace e potrei scrivere pagine intere, per promuovere questo libro che, come primo argomento tratta proprio di un ragazzino che ha dei problemi, ma che comunque desidera essere trattato dagli altri come una persona. Arriva lo scuolabus e l’autista scende per aiutare il ragazzino, che si chiama Rubino, a salire con le proprie gambe, sullo scuolabus. Rubino si guarda intorno, per cercare un posto libero per sedersi, dato che la sua malattia, alle ossa, non gli permette di reggersi sulle proprie gambe a dovere. Ne trova uno, fa per chiedere se il posto sia libero, ma viene anticipato dal ragazzino che è seduto sul sedile di fianco che gli dice, senza mezzi termini, che quel posto è occupato, di andare più avanti. Nel cercare una sistemazione, nota un sedile su cui c’è uno zaino ed altra roba, ma non riesce a vedere chi sia seduto sul sedile vicino, continua nella ricerca, vede un posto in fondo, ma ci sono dei ragazzini che lo stanno sfidanddo con lo sguarddo e, Rubino, pensa non sia il caso di chiedere. Mentre pensa che avrebbe fatto tutto il tragitto in piedi, (oltre che educato, mansueto, è anche orgoglioso, questo Rubino!), lo zaino che occupava un sedile, viene rimosso. Accortosi di questo gesto, Rubino chiede se il posto sia libero e per tutta risposta, riceve un’altra domanda. La ragazzina seduta sul sedile a fianco gli chiede se secondo lui, per quale altro motivo, lei aveva tolto dal sedile la sua roba. Rubino si siede, ringrazia e poi chiede il nome alla ragazzina che si chiama Ametista, anche lui si presenta, la ragazzina, pensando ad uno scherzo, si volta, svelando una carnagione chiara e gli occhi di un colore raro, occhi viola e nome Ametista. Mi fermo qui, il resto lo scoprirete voi, leggendo. Questo libro merita tutta la vostra attenzione, amici lettori, per la grazia con cui l’autore ha toccato un argomento che è parte integrante della vita. Bravo.
 

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